Francesco Carofiglio – radiopirata

scritto il 25 maggio 2011 da Francesco Carofiglio

“Era la radio più piccola del mondo. Trasmetteva sui 99 megahertz. Era Radiopirata, e non ce ne sarebbe stata mai più una uguale.”

da oggi in libreria il nuovo romanzo di Francesco Carofiglio.

Charles Monroe Schulz – Peanuts

scritto il 23 maggio 2011 da Francesco Carofiglio

John Fante – Full of life

scritto il 21 maggio 2011 da Francesco Carofiglio

Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all’altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei gorgoglii, dei risucchi e degli sciabordii.
Dicevo: “si comporta proprio come il maschio della specie”.
“Non necessariamente”.
“Nessuna femmina scalcia così tanto”.
Ma non discuteva la mia Joyce. Quella cosa era dentro di lei, e lei era remota, sdegnosa e beata.

Nick Hornby – Alta fedeltà

scritto il 20 maggio 2011 da Francesco Carofiglio

Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

  1. Alison Ashworth
  2. Penny Hardwick
  3. Jackie Allen
  4. Charlie Nicholson
  5. Sarah Kendrew

Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura?Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c’è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.

TRUMAN CAPOTE – L’Arpa d’erba

scritto il 24 gennaio 2011 da Francesco Carofiglio

Sotto la collina si stende un campo di alta saggina, che muta di colore ad ogni stagione; andate a vederlo in autunno, nel tardo settembre, quando diventa rosso come il tramonto, mentre riflessi scarlatti simili a falò ondeggiano su di esso ed i venti dell’autunno battono sulle sue foglie secche evocando il sospiro di una musica umana, di un’arpa di voci.
Al di là del campo le tenebre del Bosco del Fiume. Fu certo in una giornata di settembre, mentre raccoglievano radici nel bosco, che Dolly disse: “Senti? È l’arpa d’erba, che racconta qualche storia. Conosce la storia di tutta la gente della collina, di tutta la gente che è vissuta, e quando saremo morti racconterà anche la nostra.”

Charles Dickens – Canto di Natale

scritto il 22 dicembre 2010 da Francesco Carofiglio

Andarono, lo Spirito e Scrooge, di là della corte verso una porta alle spalle della casa. Si aprì loro davanti, mostrando un camerone nudo e malinconico, che pareva anche più vuoto di quel che era per certe file di banchi e di leggii. Ad uno di questi, presso un misero fuocherello, leggeva tutto solo un ragazzo; e Scrooge cadde a sedere sopra uno di questi banchi e pianse a riveder sé stesso, misero, dimenticato, come allora soleva essere.

TRUMAN CAPOTE – ALTRE VOCI ALTRE STANZE

scritto il 16 ottobre 2010 da Francesco Carofiglio

In alto il vento passava fra le torri degli alberi di chinaberry come un rapido fiume, e le foglie, frenetiche, prese nella sua corrente, ribollivano come marosi sulla spiaggia del cielo. E lentamente la terra apparve sommersa in acque scure e profonde. Le felci ondeggiavano simili a piante del fondo marino, la capanna si intravedeva appena, misteriosa come la carcassa di un galeone affondato, e Zoo, con la sua grazia fluida e insinuante, non poteva essere, pensò Joel, che la sirena sposa di un antico pirata annegato.

Edoardo Sanguineti – Ballata delle donne

scritto il 19 maggio 2010 da Francesco Carofiglio


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Natsume Sòseki – Io sono un gatto

scritto il 10 gennaio 2010 da Francesco Carofiglio

Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho. Dove sono nato? Non ne ho la più vaga idea. Ricordo soltanto che miagolavo disperatamente in un posto umido e oscuro. E’ lì che per la prima volta ho visto un essere umano. Provai un senso di vertigine quando mi mise sul palmo della mano e mi sollevò per aria. Appena ritrovai una certa stabilità lo guardai in faccia. Che creatura curiosa, pensai. E questa impressione di stranezza la conservo ancora.

Jack London – Zanna Bianca

scritto il 8 gennaio 2010 da Francesco Carofiglio

Foreste cupe di abeti rossi s’affacciavano sulle rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il mantello di ghiaccio e nella luce dell’imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l’uno all’altro, neri e minacciosi. Un vasto silenzio avvolgeva il paesaggio. E il paesaggio stesso era desolato, senza vita. Vi aleggiava un cenno di risata, una risata più terribile di ogni tristezza: una risata senza gioia come il sorriso della sfinge, fredda come il gelo e percorsa dalla caparbia ferocia dell’infallibilità. Era l’imperiosa e incomunicabile saggezza dell’eternità, che sbeffeggia la futilità della vita e l’affanno del vivere. Era il mondo selvaggio, il mondo selvaggio del Nord, aspro, crudele, ghiacciato fino al cuore.
Eppure c’era vita su quella terra, e vi si muoveva come una sfida. Lungo il fiume gelato marciava una fila di cani lupo, col pelo ispido coperto di ghiaccio.